Siamo abituati a pensare all’Iraq solo come un paese in guerra civile. Vero, ma non dobbiamo dimenticare che il paese resta uno dei principali produttori di petrolio. Cosa ha fatto con i petroldollari guadagnati? Ha acquistato grandi quantità di oro. Nel mese che si sta per chiudere ha acquistato la bellezza di 36 tonnellate del metallo giallo - più della domanda di Francia e Italia messe assieme nell’anno passato.

In questo modo – se si da retta ai dati del Fondo monetario internazionale – il paese ha più che raddoppiato le sue riserve auree, che prima di tali acquisti ammontavano a 27 tonnellate. Per ritrovarci davanti ad operazioni simili dobbiamo ritornare a marzo 2011, quando il Messico incrementò le sue riserve di 78,5 tonnellate. Nel luglio 2012, a dire il vero, la Turchia comunicò che le sue riserve auree erano aumentate di 44,7 tonnellate, ma in questo caso il motivo degli acquisti era chiaro, la banca centrale di Ankara aveva da poco permesso alle banche commerciali di accantonare riserve auree.

Secondo il governatore della banca centrale, Abdel Basset Turki, l’incremento delle riserve auree serve a “stabilizzare il dinaro rispetto alle valute straniere” e a “rafforzare la capacità finanziaria del Paese, aumentando gli elementi di sicurezza e protezione nelle riserve della banca“. Per ora questa notizia non sembra aver mosso il mercato, così come non c’erano state grosse reazioni alla notizia che le importazioni cinesi via Hong Kong del prezioso metallo erano risalite in febbraio del 25%. Una crescita legata con ogni probabilità alle nuove autorizzazioni all’import date a tre banche – precisamente Anz, Hsbc e China Everbright.

C’è da capire se acquisti continuati da parte dell’Iraq possano avere un effetto rialzista sul mercato. Nel breve periodo sarà difficile…

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