I poderosi rialzi messi a segno negli ultimi anni e la crescente diffusione di prodotti destinati al grande pubblico agganciati al prezzo dell’oro hanno permesso al metallo giallo di diventare uno degli investimenti preferiti dagli operatori. I prezzi da inizio anno sono saliti di oltre il 10%, il saldo degli ultimi tre anni segna un +47% e quello a cinque anni registra un +121%. Nonostante la crescita record, gli analisti sono concordi nel ritenere che la corsa non è ancora finita.

“Non ci stupiremmo se l’oro raggiungesse quota 2.200 dollari l’oncia nel 2013”, rilevano gli analisti di ScotiaMocatta, divisione di Scotiabank. Il metallo giallo, fanno notare gli esperti, beneficerà da un lato del suo status di bene rifugio in scia delle tensioni sull’andamento del debito sulle due sponde dell’Atlantico e dall’altro capitalizzerà la sua capacità di proteggere il valore di un investimento nelle fasi inflazionistiche.

“Alla luce delle tensioni sui debiti pubblici in Europa e Stati Uniti e della liquidità immessa nel sistema da parte delle banche centrali (che dovrebbe alimentare la crescita dei prezzi, ndr), confermiamo la nostra impostazione rialzista”, si legge nel Precious Metals 2013 di ScotiaMocatta.

Secondo Jamie Sokalsky, amministratore delegato del primo produttore mondiale di oro, Barrick Gold, l’anno prossimo un’oncia d’oro salirà in quota 2 mila dollari, oltre il 16% in più rispetto agli attuali 1.724 dollari. Tom Price, analista di Ubs, ritiene invece che l’oro entro la metà del 2013 toccherà quota 1.900 dollari.

Indicazioni rialziste anche da parte della statunitense Citigroup e della francese Société Générale. Secondo Citi l’oro si muoverà in controtendenza rispetto alle altre materie prime mettendo a segno un incremento dell´8-15% annuo, SocGen invece si attende una stabilizzazione dei prezzi intorno ai 1.800 dollari l’oncia.