Siamo nel 2012 e se è vero che la crisi ha avuto origine nel 2008, allora adesso si festeggia questo amaro compleanno: cinque anni di sofferenze finanziarie che dall’essere confinate in una regione del mondo si sono poi estese sgretolando le certezze anche nel Vecchio Continente. 

La crisi che oggi stiamo vivendo sulla nostra pelle, ha una parola, un concetto di riferimento: lo spread. Ma agli albori, il differenziale tra i propri titoli di stato e quelli della prima della classe, oppure il debito sovrano, non erano ancora considerati un problema.

Perché? Perché tutto si svolgeva “altrove”: in America. Ad annunciare che qualcosa stava per andare nel verso sbagliato, era stato il gruppo bancario BNP Paribas che ad un certo punto ha pensato di congelare i suoi fondi d’investimento, tre per l’esattezza, legati ad Abs ed obbligazioni americane a loro volta garantite dai cosiddetti mutui immobiliari subprime.

I mutui subprime sono qui finanziamenti concessi a soggetti “pericolosamente” insolventi o, come si dice in gergo, ad alto rischio d’insolvenza. La BNP Paribas ha congelato i fondi legati ai mutui subprime perché stava diventando impossibile riscattare le somme investite.

Di lì a poco il mercato immobiliare americano sarebbe entrato in crisi con un crollo verticale dei prezzi degli immobili. Una situazione che ha messo a dura prova il sistema bancario a stelle e strisce.

E’ stato infatti necessario che BCE e FED immettessero sul mercato 120 miliardi di dollari in tutto, anestetizzando le banche e rimandando di qualche mese la “vera” crisi.