Uno studio Bocconi, con Fondazione Ernesto Illy e Centromarca, sostiene che a livello di sistema paese servono nuovi indicatori di ricchezza che diano valore anche al benessere umano e sociale. La ricerca viene presentata oggi alle 15,30 in Bocconi con il Premio Nobel Amartya Sen.

Il valore sostenibile

Perseguire un nuovo approccio basato su una nuova concezione di valore e ricchezza in doppia ottica, a livello aziendale e anche a livello di sistema paese. Questa è la strada indicata nello studio condotto dal CReSV Bocconi, Centro di ricerche su Sostenibilità e valore, in collaborazione con Fondazione Ernesto Illy e Centromarca, Associazione italiana dell’Industria di Marca, terza parte di un filone di ricerca sulla creazione di valore e la sostenibilità. Uno studio che illustra, tra l’altro, come ci sia una relazione diretta e positiva fra le variabili di responsabilità sociale di un’impresa e la sua performance economica-finanziaria.

Lo studio analizza il concetto di valore sostenibile sotto due prospettive diverse, il sistema paese e il mondo aziendale, partendo dal presupposto che la crisi finanziaria abbia illustrato come la semplice massimizzazione del valore economico per gli azionisti non è più sufficiente per garantire la longevità delle aziende come il semplice Pil non è più in grado di identificare la vera ricchezza generata da un paese. I risultati saranno presentati oggi alle 15,30 in Bocconi durante un convegno organizzato con il Corriere della Sera, al quale parteciperanno Amartya Sen, Premio Nobel per l’Economia, Emma Bonino, vice presidente Senato, Enrico Cucchiani, ceo Intesa Sanpaolo, Andrea Illy,presidente e a.d. illycaffè, Andrea Segrè, Università di Bologna, e Beppe Severgnini, Corriere della Sera.

La prima parte dello studio affronta una nuova analisi del concetto di ‘creazione di valore’ dal punto di vista del sistema paese, descrivendo i limiti dell’utilizzo del solo Pil come misuratore di ricchezza e analizzando i nuovi indicatori alternativi sviluppati negli ultimi anni, come il Better Life Index dell’Ocse, che incorporano anche fattori che ponderano il benessere umano. I ricercatori infatti illustrano come il Pil includa elementi che non creano vero valore per un paese o che addirittura lo erodono nel medio e lungo termine, come i danni ambientali causati dallo sfruttamento delle risorse naturali. E come i nuovi indicatori danno più valore agli indicatori che contribuiscono al benessere sociale dei cittadini, andando oltre il concetto di valore come semplice capacità di generare beni e servizi.

“Il semplice Pil non è più sufficiente per rappresentare il livello di ‘ricchezza’ di una nazione,” spiega Francesco Perrini, direttore del CReSV Bocconi e coordinatore dello studio. “Bisogna spostarsi da un approccio prettamente economico come quello dettato dal Pil verso una prospettiva sostenibile basata sullo sviluppo umano e sociale, che non è sempre esprimibile solo in termini monetari.”

La seconda parte dello studio analizza la relazione tra i comportamenti socialmente responsabili delle aziende, che perseguono la massimizzazione del valore di tutti i portatori di interesse che si relazionano con essa, e la loro performance economica-finanziaria. I ricercatori hanno effettuato un’analisi su 111 società europee, andando a selezionare quelle per le quali era disponibile un rating di sostenibilità, ossia un voto assegnato da un’apposita società di rating rispetto all’impegno di tali organizzazioni per il rispetto dell’ambiente, degli aspetti sociali e per un’adeguata governance rispettosa degli interessi di tutti i portatori di interesse. Quindi hanno valutato la relazione tra il rating sostenibile di queste aziende con le loro performance economiche, e specificamente il trend dei titoli azionari nel periodo 2005-11. Lo studio ha riscontrato una diretta connessione positiva fra le variabili di responsabilit! à sociale diimpresa e i risultati economico-finanziari delle aziende analizzate. Tuttavia, è importante notare che tale relazione è stata particolarmente forte rispetto alla variabile ambientale, per cui è emerso che tale fattore ha una forte incidenza nel determinare le performance economiche delle aziende, mentre risultati meno eclatanti possono essere evidenziati per la variabile sociale e quella di governance, dove una forte relazione tra investimento in tali fattori e performance economiche non è evincibile in modo chiaro e univoco. “Per fare comprendere l’entità pratica di quanto convenga economicamente essere socialmente responsabili,” spiega Perrini, “si consideri che dal nostro studio emerge che investire nella variabile ambientale arreca un importante beneficio economico, per cui il presidio di tale variabile da parte delle aziende giustificherebbe una percentuale tra il 17% e il 23%,a seconda dello scenario analizzato, dell’extra-rendimento del prezzo azionario delle stesse aziende.”