L’OCSE, ogni anno, dedica un rapporto all’istruzione o meglio alla percentuale di Prodotto Interno Lordo che i paesi dedicano all’istruzione.

Una questione di economia ma anche di cultura e società, considerate le polemiche che hanno accompagno l’avvio dell’anno scolastico nel nostro paese.Chi protesta per le condizioni della scuola pubblica italiana, può ottenere man forte dal rapporto dell’OCSE che confina il nostro paese al ventinovesimo posto nella classifica dei trentaquattro paesi europei.

Nell’Unione, quindi, siamo uno degli stati che investe meno nel sistema scolastico o meglio nell’istruzione.

In coda alla classifica, insieme all’Italia, ci sono soltanto la Slovacchia, la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Germania.

In pratica il nostro paese investe nell’istruzione soltanto il 4,8 per cento del Pil, mentre la media europea si attesta al 6,1 per cento.

La Slovacchia segue l’Italia con un investimento del 4 per cento ed è preceduta dalla Repubblica Ceca che invece dà all’istruzione il 4,5 per cento del Pil.

Lo scarso investimento dell’Italia nell’istruzione si riflette anche sul livello di istruzione dei nostri connazionali.

Stando sempre alle stime dell’OCSE, nel Belpaese i diplomati sarebbero il 70,3 per cento dei cittadini contro una media europea dell’81 per cento.

Così come i laureati che hanno un lavoro in Italia sono il 79 per cento e ancora una volta la media dell’UE è più elevata e si attesta all’84 per cento.