L’Ocse traccia un quadro della situazione economica delle famiglie in chiaroscuro. Di positivo c’è da dire che l’Italia è il Paese dell’Ocse con la minor percentuale di famiglie indebitate: nel Belpaese sono il 25,2%, dietro di noi c’è la Slovacchia (26,8%), l’Austria (35,6%) e la Grecia (36,6%). Lontani dai nostri livelli la Francia (46,8%), la Germania (47,4%), la Gran Bretagna (50,3%) e gli Usa (75,2%). Oltre a questo c’è da dire che il nostro Paese ha poche famiglie sovra-indebitate – solo il 2,3% ha un rapporto debito-asset superiore al 75%, e solo il 2,8% ha un rapporto debito-introiti superiore a 3.

D’altra parte però anche in Italia, come nel resto dell’Ocse aumentano le disuguaglianze. Il segretario generale dell’Organizzazione – lo spagnolo Angel Gurria – ha denunciato questa evidenza: il divario tra ricchi e poveri tra i 34 paesi che fanno parte di questa organizzazione si sta allargando. Il 10% più ricco della popolazione ha un reddito pari a 9,6 volte quello detenuto dal 10% più povero.

La forbice era di 7,1 negli anni Ottanta e di 9,1 negli anni Duemila. E le distanze si allargano ancora di più se si osservano le differenze in termini di patrimonio. Per capirlo basta citare il dato italiano: l’1% più ricco della popolazione detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta, praticamente il triplo del 40% più povero – detiene solo il 4,9% della ricchezza nazionale. Il distacco aumenta ancora se si considera il 20% più povero, visto che detiene lo 0,4% della ricchezza nazionale. L’aumento del divario tra ricchi e poveri è determinato anche dal fatto che la perdita di reddito disponibile tra il 2007 e il 2011 in Italia sia stata maggiore – il 4% – nel 10% più povero, mentre il 10% più ricco ha perso solo l’1% del suo reddito.

L’aspetto più preoccupante rilevato dall’Ocse è rappresentato dal fatto che il tasso di povertà tra le famiglie italiane di disoccupati sia al 38,6%, per i lavoratori “non-standard” (autonomi, precari, part time) sia al 26,6%, contro il 5,4% per i lavoratori stabili. Distanze legate al guadagno medio, per i lavoratori fissi è pari a 100, mentre per gli atipici si ferma a 57. E poi per chi ha un’occupazione precaria è sempre più difficile passare ad un lavoro fisso. Secondo l’Ocse, tra le persone che nel 2008 avevano un lavoro a tempo determinato, solo il 26% era riuscito ad ottenere un posto a tempo indeterminato.