Il crac finanziario che coinvolge i titolari di obbligazioni subordinate delle quattro banche coinvolte nel cosiddetto decreto “salva banche” – ovvero Banca Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara, Banca Marche e Cassa di risparmio di Chieti – hanno riportato sotto i riflettori il problema dell’adeguatezza dei prodotti finanziari venduti rispetto al profilo di rischio del cliente. Al di là delle decisioni che verranno prese in futuro per limitare i danni subiti dai piccoli risparmiatori coinvolti in questo crac, bisogna darsi alcune regole per evitare di trovarsi in situazioni simili.

Il primo punto da tenere presente è che per ottenere dei rendimenti superiori allo zero virgola qualcosa tipico di prodotti come i titoli di Stato anche a lunga scadenza – in questo periodobisogna rischiare di più. Detto questo bisogna anche aggiungere che la ricerca di maggiore rendimenti non si può limitare all’accettazione supina dei prodotti proposti dalla banca o dal promotore. Chi vuole essere un risparmiatore accorto deve informarsi. Come? Leggendo il prospetto informativo, cercando di capire come si comporta lo strumento sotto esame durante le turbolenze di mercato, o quale prezzo si può realizzare se emergesse qualche problema e fosse necessario rivendere il prodotto.

Per fare questo bisogna dedicare del tempo a questi passaggi – oltre ad avere una certa competenza. Per evitare di trovarsi davanti a situazione complicate è bene affidarsi a consulenti di fiducia che abbiano dimostrato nel tempo di saper tradurre le esigenze familiari facendo districare il risparmiatore tra le varie soluzioni possibili. La cosa più importante da ricordare sempre è che bisogna sempre diversificare i propri investimenti.

I casi ormai negli ultimi anni sono stati frequenti: dai bond Cirio, a quelli Parmalat, dalle obbligazioni Lehman Brothers ai titoli di stato dell’Argentina. I problemi sono nati perché diversi risparmiatori avevano investito in un solo prodotto tutti i loro risparmi. Se avessero investito solo una piccola parte dei propri risparmi in uno di questi prodotti avrebbero limitato ai minimi termini le perdite. Meglio scegliere un fondo comune o un Etf – che investe in decine – se non centinaia – di titoli. In questo campo bisogna aggiungere che sul mercato italiano, negli oltre 30 anni di attività dei fondi comuni nel nostro paese non si è mai verificato un solo caso di fallimento di un fondo.