Il primo gennaio del 2015 è entrato in vigore il nuovo Isee (Indicatore di situazione economica equivalente), l’indice che si deve presentare per ottenere sconti sulle rette per gli asili nido, università, bollette, ed altre agevolazioni rivolte alle famiglie a basso reddito. La sua introduzione, secondo il coordinatore della consulta dei Caf, Valerio Canepari, potrebbe ridurre del 20% la platea dei nuclei che usufruiscono di servizi e prestazioni legati all’Isee.

Visto che nel 2014, circa sei milioni di famiglie hanno fatto richieste di questo genere di prestazioni, più o meno 1,2 milioni di famiglie rischiano di perdere la possibilità di accedere a questi contributi. Questa restrizione dovrebbe essere determinata in primo luogo dall’intenzione di stanare i tanti furbetti che accedono alle agevolazioni ma non ne avrebbero diritto, e che ha portato alla riforma dell’Isee. Una lunga gestazione che è terminata nello scorso mese di novembre dalla pubblicazione del modello di Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), l’ultimo passo prima dell’introduzione del nuovo indice.

Con il nuovo Isee, viene dato meno spazio all’autocertificazione. Un classico esempio di abuso in questo senso è rappresentato dall’80-90% dei nuclei familiari che con il vecchio indicatore dichiaravano di non possedere un conto corrente o un libretto di risparmio. La realtà, secondo l’anagrafe tributaria è ben diversa: visto che ci sono circa 40 milioni di conti correnti e/o rapporti finanziari.

Per evitare il ripetersi di queste situazioni con il nuovo indice ci saranno verifiche a campione e dovrebbe essere interrogata regolarmente – su alcuni aspetti – l’anagrafe tributaria. Accanto a questo obiettivo, c’è il rischio che tanti contribuenti rinuncino alla richieste del nuovo Isee perché troppo complicata o perché  – magari erroneamente – si crede che il proprio nucleo non rientri nella fascia che ha diritto alle agevolazioni.

Un’altra preoccupazione espressa dai Caf è legata al fatto che il nuovo indicatore potrebbe determinare un sostanzioso aumento della tariffa che tali enti dovrebbero percepire per la compilazione del modulo – vista la maggior mole di calcoli da compiere. Anche l’aumento delle tariffe potrebbe determinare una riduzione nel numero di chi richiede il nuovo indicatore.

photo credit: Isaac Torrontera via photopin cc