Ve ne sarete già accorti, dal primo gennaio del 2015 c’è un nuovo ISEE, ovvero l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente dall’anno passato viene calcolato con regole nuove. Come saprete questo indicatore è uno strumento di natura economico-fiscale, entrato in vigore dal 1988, che consente di misurare il benessere delle famiglie italiane attraverso la valutazione congiunta del reddito, del patrimonio e del nucleo familiare. Lo si calcola con la compilazione della dichiarazione sostitutiva unica (DSU), un documento che è necessario quando si richiedono quasi tutte le prestazioni sociali e le agevolazioni.

Il valore dell’Isee si ottiene da una specifica formula in cui si moltiplica il reddito per il patrimonio che viene ponderato per la scala di equivalenza – che è il parametro che tiene conto del numero dei componenti del nucleo familiare e delle loro caratteristiche. Con il nuovo Isee è stato dato più peso al patrimonio, che ora tiene conto di parametri che prima non venivano considerati come i redditi esenti da Irpef, quelli sostitutivi o a titolo di imposta – come la cedolare secca sugli affitti, i premi di produttività… -, le pensioni di invalidità, l’assegno sociale e gli assegni di accompagnamento ma anche di altri parametri di natura economica come la giacenza media dei conti correnti – e dal 2016 le carte di credito prepagate sono state assimilate ai c/c -, e i redditi figurativi degli immobili non locati e delle attività mobiliari.

La scelta della giacenza media è volta ad evitare comportamenti elusori, in precedenza bastava indicare la somma presente sul conto corrente al 31 dicembre, e molti azzeravano il saldo alla fine dell’anno per poi riversare le somme presenti sul conto il giorno successivo.