Con il vecchio Isee l’80-90% dei nuclei familiari dichiarava di non possedere un conto corrente o libretto di risparmio. Secondo l’anagrafe tributaria in Italia ci sono circa 40 milioni di conti correnti e/o rapporti finanziari – quasi uno per ogni italiano. Un caso evidente di autocertificazione che ha prodotto l’erogazione di servizi a soggetti che non ne avevano il diritto ed ha penalizzato – io direi i pochi – cittadini onesti che hanno operato correttamente.

Con il nuovo indice queste cose non dovrebbero più accadere, e anzi, chi si trova a compilare il quadro FC2 – quello dedicato ai dati su conti correnti e altre forme di investimento -, e barrerà la casella con cui dichiara di non aver posseduto, nel 2014, alcun tipo di rapporto finanziario, farà scattare in automatico verifiche presso l’Anagrafe tributaria. E se emergono divergenze fra quanto dichiarato e quanto accertato all’Anagrafe tributaria, potrà scattare una segnalazione alla Guardia di finanza.

Altre novità rispetto al passato sono rappresentate dalla riduzione dei dati che vengono dichiarati direttamente dal contribuente – ovviamente per evitare le sottodichiarazioni -, o ancora l’utilizzo della giacenza media e non la giacenza al 31 dicembre – molti svuotavano il conto corrente l’ultimo giorno dell’anno e riversavano quanto prelevato il giorno successivo.

Nel nuovo Isee poi rientrano non solo i redditi Irpef, ma anche tutti i redditi a cui si applicano regimi diversi – come i contribuenti minimi, la cedolare secca sugli affitti, premi di produttività… -, come pure tutti i redditi esenti e le prestazione erogate dallo stato sociale, come gli assegni al nucleo familiare, pensioni o indennità varie, e pure i redditi figurativi di immobili – compresi quelli non affittati – e delle attività mobiliari.

A differenza del passato poi non vengono conteggiati gli assegni corrisposti dal coniuge in caso di separazione/divorzio. Ai valori così determinati viene poi sottratta:

- una quota del 20% del reddito da lavoro dipendente o pensione (con un limite rispettivamente di 3.000 e 1.000 euro);

- al massimo 7.000 euro per i costi dell’abitare, a cui vanno aggiunti 500 euro per ogni figlio dopo il secondo;

- Costi per la disabilità diversi che dipendono dalla gravità dell’handicap.

Da rilevare infine che il patrimonio immobiliare viene valutato con le regole Imu e non più Ici – e quindi il loro apporto all’Isee è destinato ad aumentare. Stesso discorso per la componente mobiliare, visto che è stata ridotta la sua franchigia. 

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