Nuovo ed ennesimo record per il debito pubblico italiano: nel mese di aprile ha sfondato quota 2.200 miliardi di euro – siamo arrivati esattamente a quota 2.218,2 miliardi. Lo dice il bollettino statistico ‘Finanza pubblica, fabbisogno e debito‘ di Bankitalia. Secondo i calcoli del nostro istituto centrale, solo nel 2015 il debito pubblico è cresciuto del 3,9%, ovvero di 83,3 miliardi di euro.

Questo aumento si spiega in buona parte con il fatto che il Tesoro nella prima metà dell’anno ha aumentato le proprie disponibilità liquide – che sono passate dai 46,3 miliardi di euro del dicembre 2013 ai quasi 101 miliardi di maggio. Solo a maggio l’aumento è stato di 23,4 miliardi. Il motivo è evidente. Il ministero guidato da Pier Carlo Padoan ha approfittato dei bassi tassi di interesse legati al lancio del Quantitative easing a marzo, e aveva correttamente previsto che nella seconda parte dell’anno il rischio dell’uscita dall’Euro della Grecia avrebbe rialimentato le tensioni sui tassi di interesse.

Il Tesoro si trova ad aver parcheggiato sul proprio conto corrente di via nazionale oltre 100 miliardi di euro – dai quali ovviamente potrà attingere in caso di necessità. Secondo gli analisti di Intesa Sanpaolola disponibilità sui conti del Tesoro presso la Banca d’Italia dovrebbe scendere secondo le nostre stime a 67 miliardi di euro a fine agosto da 87 miliardi di fine luglio“.

A questo bisogna aggiungere che hanno influenzato il debito anche altri fattori: “Complessivamente la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione, il deprezzamento dell’euro e l’emissione di titoli sopra la pari hanno accresciuto il debito per 1,3 miliardi” – il virgolettato viene da una nota di Bankitalia. Con riferimento ai sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 22,9 miliardi, quello delle Amministrazioni locali di 0,5 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato.

Un ultimo aspetto da rilevare riguarda le entrate tributarie: nei primi cinque mesi dell’anno in corso sono state pari a 146,2 miliardi. Si tratta di un lieve aumento in rapporto allo stesso periodo dell’anno precedente – nel 2014 la quota è stata di 145,4 miliardi di euro.