Il prezzo dell’energia e di altri beni e materie prime dipende molto anche dalle scelte politiche fatte dagli stati che detengono la maggior parte della produzione a livello mondiale. Oggi sul nucleare sembra che decida oggi il Giappone. 

Il Giappone in queste settimane è al centro delle cronache economiche. In primo luogo per la strategia annunciata dalla Banca nazionale che non ha soddisfatto gli investitori ed è stata giudicata inefficace rispetto a quello che hanno promesso BCE e FED.

Ma il Giappone, in questo momento, è al centro delle discussioni anche per le decisioni che riguardano l’energia nucleare. Al governo, attualmente c’è il leader del Partito Democratico, Yoshihiko Noda che è stato rieletto alla guida del partito e si prepara a lottare per un secondo mandato.

La settimana scorsa il suo gabinetto aveva anticipato il piano energetico nazionale spiegando che da qui a trent’anni, quindi dal 2012 al 2040, ci sarebbe stata la progressiva fuoriuscita del Giappone dal settore nucleare. Una notizia che ha fatto il giro dei mercati ma che poi è stata smentita a metà della settimana successiva.

Mercoledì scorso, infatti, è stato pubblicato il piano dell’esecutivo e nonostante la dichiarazione d’intenti non c’è più traccia dei limiti temporali entro i quali di dovrà dire addio all’energia nucleare. L’instabilità sta condizionando pesantemente le quotazioni del settore.