Se si vogliono iniziare lavori per aumentare l’efficienza energetica di un condominio – due esempi possono essere rappresentati dal cambio di caldaia o dalla coibentazione del sottotetto – ora basta, alla seconda convocazione, che votino la maggioranza degli intervenuti all’assemblea – che comunque devono rappresentare almeno un terzo dei millesimi.

La maggioranza più ristretta è possibile se gli interventi votati siano stati individuati attraverso una diagnosi energetica o ad essi segua un attestato di prestazione energetica (Ape). Vi è poi da rilevare che resta l’obbligo di costituire un fondo prima di avviare lavori condominiali. I proprietari delle unità abitative non devono però pagare tutto in anticipo: i versamenti possono essere legati allo stato di avanzamento dei lavori, come stabilito dalla delibera assembleare e dal contratto di appalto.

È l’assemblea condominiale che deve decidere l’importo delle sanzioni – e quando vanno pagate – in caso di violazioni del regolamento condominiale. La decisione va presa dalla metà più uno degli intervenuti che comunque devono rappresentare almeno 501 millesimi (la maggioranza vale anche in seconda convocazione). Per combattere il fenomeno dell’evasione fiscale, i comuni possono consultare i nominativi degli inquilini presenti nel registro dell’anagrafe condominiale – e i proprietari sono tenuti a comunicare le variazioni all’amministratore entro 60 giorni.

Ultima annotazione: l’amministratore non può più chiedere ai singoli condomini i certificati di conformità degli impianti – gas, luce… – della propria unità abitativa. Il registro dell’anagrafe condominiale deve contenere solo i dati sulla sicurezza delle sole parti comuni.
photo credit: Rodrigo_Soldon via photopin cc