Il mercato del lavoro in Italia, per stimolare la ripartenza, doveva assolutamente cambiare. Ci ha pensato in parte la riforma Fornero ad innescare una serie di novità nel settore economico-industriale del Belpaese. La riforma è passata alla Camera ed è legge

La dichiarazione del ministro sul diritto al lavoro è stata forse la cosa cui è stato dato più risalto nella giornata di approvazione del testo alla Camera. In realtà questa riforma deve essere spulciata a fondo considerando tutte le novità che introduce.

Sicuramente deve essere approfondita la tematica del licenziamento con le modifiche all’articolo 18, ma bisogna prendere atto anche dei provvedimenti a favore dei lavoratori precari e nel dettaglio di coloro che hanno stipulato un contratto di collaborazione a progetto.

Il ministro Fornero, infatti, ha definito che dovranno avere uno stipendio base, cioè un minimo contrattuale come tutti i lavoratori. Modificando l’articolo 63 del decreto legislativo n. 276 del 2003, è stato definito il corrispettivo minimo dei collaboratori a progetto: non dovrà soltanto essere proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro eseguito, ma dovrà rispettare quanto definito nei contratti collettivi di riferimento per una certa mansione.

Se in un settore d’attività, i contratti collettivi nazionali prevedono uno stipendio minimo, questo dovrà essere alla base anche del contratto di collaborazione a progetto.