Immaginate di essere un imprenditore e di avere la necessità per sospetti e motivi economici, di istallare delle telecamere nella vostra azienda. Di regola dovreste consultare le rappresentanze sindacali o le commissioni interne, ma se non avete tempo? 

Un’imprenditrice italiana, nella sua impresa, aveva istallato le telecamere soltanto dopo aver raccolto il consenso informato da parte dei suoi dipendenti. Aveva avvisato tutti delle sue intenzioni e poi aveva messo dei cartelli nei vari punti dell’impresa per segnalare la presenza delle telecamere.

Dopo il primo accesso ispettivo al materiale girato all’interno dell’azienda, l’imprenditrice è stata accusata di violazione della normativa che tutela i lavoratori dai controlli indiretti, quelli che avvengono tramite i sistemi di videosorveglianza.

Visto il modo in cui sono erano state istallate le telecamere, e probabilmente, visto l’esito dei controlli, l’imprenditrice è stata messa alla gogna. Il diverbio tra il management dell’impresa e i lavoratori è finito in tribunale ed ora ad esprimersi è stata la Cassazione.

La Corte di Cassazione ha spiegato che se in un’azienda c’è il consenso informato dei lavoratori, questo è sufficiente per accendere le telecamere, nel senso che se si può superare così l’accordo con le rappresentanze sindacali, quando ci sono e con le commissioni interne previste dallo Statuto dei lavoratori.