Tommaso Nannicini – per chi non lo conosce – è il nuovo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e soprattutto è diventato il capo della cabina di regia economica di palazzo Chigi. L’uomo forte di Renzi in campo economico ha chiarito, a margine della presentazione del libro Le persone e la fabbrica, che il cronoprogramma sul taglio delle imposte resta quello fissato da Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan, ovvero “Ires nel 2017 e Irpef nel 2018. Se ci sono margini per un anticipo, ben venga, ma l’impegno politico resta quello di Renzi e Padoan“. In questo modo ha stoppato i rumor che erano nati leggendo alcune dichiarazioni di esponenti di governo come il viceministro dell’Economia Enrico Morando, che non aveva escluso l’ipotesi che il taglio dell’Irpef, “se le cose dovessero andare un po’ per il verso giusto“, potesse essere “anticipato al 2017“.

Quindi ci dobbiamo aspettare un taglio dell’Ires di quattro punti nel 2017, mentre per quanto riguarda l’Irpef “è presto per dire come sarà riformata“. E ancora “stiamo facendo mille simulazioni. Di sicuro al momento c’è soltanto che dopo aver aiutato i ceti più bassi con il bonus da 80 euro, questa volta aiuteremo il ceto medio” – ovvero i redditi fino a 75-80.000 euro. Visto che nel 2018 ci saranno probabilmente anche le elezioni politiche, la modalità più probabile sarà un alleggerimento dell’Irpef in busta paga.

Attenzione alle proposte che sono sul tavolo per arrivare al famigerato taglio dell’Irpef. Una delle idee è quella di tagliare i contributi previdenziali, ovvero gli accantonamenti per la pensione, per aumentare la busta paga. In questo modo si otterrebbe  un aumento degli stipendi ma un taglio secco della pensione futura. Una proposta interessante è quella del viceministro dell’Economia Enrico Zanetti: ” Noi proponiamo il passaggio da 5 a 3 aliquote, con un’unica aliquota al 27% tra i 15.000 e i 75.000 euro di reddito. Resta però complicato capire come verrebbe finanziato questo taglio, vista la partita sulla flessibilità che si sta giocando con l’Unione Europea. E senza la luce verde di Bruxelles non sarà possibile allentare la disciplina di bilancio.