E’ arrivata la nuova infornata di nomine dei nuovi manager pubblici. Se le scelte sono state buone lo dirà solo il tempo… L’unica cosa certa è che la “svolta” annunciata dal premier Matteo Renzi costerà cara alle casse delle aziende partecipate dallo Stato. Ogni manager di peso in uscita – infatti – potrà consolarsi della trombatura con una ricca buonuscita. E gli addii di Paolo Scaroni all’Eni, di Fulvio Conti all’Enel, di Flavio Cattaneo a Terna, di Mauro Moretti alle Fs, di Massimo Sarmi a Poste italiane - e l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo…

C’è già chi ha fatto qualche conto, scoprendo che Paolo Scaroni riceverà la somma maggiore – si parla di 8,3 milioni. Davanti a questa cifra non penso che il manager abbia difficoltà a firmare l’impegno a non lavorare per concorrenti del Cane a sei zampe nei successivi 12 mesi. Dietro di lui c’è Fulvio Conti –  con uno assegno di fine mandato di 6,4 milioni, e Flavio Cattaneo con “soli” 2,4 milioni. Non si invece quanto spetterà a Massimo Sarni (alla guida delle Poste dal 2002, e l’onnipresente Mauro Moretti. Non è difficile però immaginare che il totale superi – e non di poco – i 20 milioni di euro.

L’unica eccezione è rappresentata da Alessandro Pansa, ex-ad di Finmeccanica: ha rinunciato “all’applicabilità di qualsiasi trattamento di fine mandato in caso di cessazione dalla carica” (foto by InfoPhoto). Una mosca bianca… Intanto, lo stipendio dei nuovi manager dovrebbe essere tagliato almeno del 25% rispetto a quelli che li hanno preceduti, perhcé il governo Renzi dovrebbe  dare attuazione al decreto del Fare del governo Letta…