Tra i due litiganti il terzo gode. Il proverbio ben si attaglia alla giornata borsistica di Nokia, la casa dei telefonini che ad Helsinki sta guadagnando quasi il 10% sulla scia della sentenza della corte californiana che ha imposto a Samsung il pagamento di 1,05 miliardi di dollari ad Apple, per la violazione di quattro brevetti su design e software di alcuni degli ultimi modelli di telefonini Android prodotti dal gruppo coreano. La sentenza è infatti un segnale di come la guerra dei brevetti che da mesi infuria in ogni parte del pianeta tra Samsung ed Apple sia con ogni probabilità uno strumento di Apple per attaccare il sistema operativo Android, adottato non solo da Samsung – che, peraltro, di Apple è fornitore primario di componentistica – ma da altri produttori di smartphone come Htc. Un sistema operativo, quello prodotto da Google, che ha colonizzato la gran parte del mercato degli smartphone, e contro il quale Steve Jobs, prima di lasciare questo mondo, aveva giurato di voler tentare anche la guerra termonucleare pur di sbarazzarsene.
Proprio questa sembra la strategia di Apple, anche se Samsung non sembra così disposta a dargliela vinta, tant’è vero che è già pronta al ricorso in appello contro la sentenza incassata dai giurati della California. Ma se davvero i coreani fossero costretti a ritirare dal mercato i modelli incriminati, ciò sarebbe un precedente a tutto vantaggio di quei produttori che hanno scelto per il sistema operativo dei propri smartphone un partner diverso da Google. Come Nokia, appunto, che si avvale del Windows Phone di Microsoft.