Il premio Nobel per l’Economia 2013 è andato agli statunitensi Eugene Francis Fama, Robert James Shiller e Lars Peter Hansen per i loro contributi “sull’analisi empirica del prezzo degli asset”.
Fama, Shiller e Hansen, grazie ai loro studi, sono arrivati a concepire il modo per prevedere l’andamento dei prezzi dei titoli nel medio periodo (3-5 anni), per quanto sia in pratica impossibile stimare gli stessi nel brevissimo periodo (giorni e settimane).
Le conclusioni dei tre economisti Usa, ampiamente supportate da diversi modelli econometrici, hanno così gettato le basi per gli attuali sistemi adoperati per analizzare i prezzi degli asset, basati sull’incertezza nella valutazione del rischio da parte degli investitori, sulla predisposizione di questi a rischiare i propri investimenti e su diversi meccanismi propri del mercato.

Eugene F. Fama, con alcuni collaboratori, ha dimostrato nei lontani anni sessanta che i prezzi delle azioni sono molto difficili da stimare nel breve periodo e che su di essi incidono tantissimo le nuove informazioni sui titoli stessi. Conclusioni che se oggi appaiono scontate è proprio perché diventate un punto fermo (e di partenza) per gran parte delle successive ricerche sull’andamento dei prezzi e sul funzionamento dei mercati.

Robert J. Shiller nei primi anni ottanta ha invece dimostrato che l’andamento dei prezzi può essere previsto nel medio periodo, nonostante sia impossibile stimarne la variazione nel breve periodo (la conclusione di Fama).
Le analisi di Shiller evidenziano inoltre che i prezzi delle azioni variano molto più rispetto ai loro dividendi e che lo stesso avviene per i titoli di Stato e gli altri asset.

Lars P. Hansen, infine, sulla base degli studi di Shiller, Fama e altri economisti attenti ai mercati finanziari, ha elaborato un modello econometrico per verificare quanto la variazione dei prezzi sia legata all’incertezza degli investitori quando investono in azioni e titoli di Stato.