I lavoratori svizzeri non vogliono più ferie. Potrà sembrare paradossale ma questo è quanto emerso dal referendum che si è tenuto ieri nella confederazione elvetica e che ha visto il “no” prevalere nella proposta di un sindacato svizzero di portare le ferie annue da 4 a 6 settimane, in linea con lo standard medio dei paesi europei. Referendum simili erano già stati bocciati nel 1985 e nel 2002.

L’opera di persuasione degli imprenditori

I risultati del referendum hanno evidenziato che i due terzi dei votanti e tutti e 26 i cantoni svizzeri si sono detti contrari ad aumento delle ferie. Per essere approvato, il referendum avrebbe dovuto raccogliere la metà più uno dei voti a favore in ogni cantone.

A favorire l’esito negativo del referendum sono state le iniziative delle associazioni degli imprenditori, che hanno sottolineato i rischi che un incremento delle ferie, e di conseguenza del costo del lavoro per unità di prodotto, avrebbe avuto sull’economia.

L’economia svizzera, infatti, pur avendo risentito in maniera limitata della crisi del debito in area Euro, ha dovuto fare i conti con il forte apprezzamento del Franco Svizzero sulla scia degli acquisti da parte degli investitori internazionali, che colpito la competitività delle imprese svizzere, costringendo la Banca Centrale a fissare un limite di 1,2 contro l’Euro.

Hans-Ulrich Bigler, direttore di un’associazione che raccoglie oltre 300 mila imprenditori ha sottolineato come “votando no gli svizzeri hanno dimostrando un buon senso della realtà. Le maggiori ferie avrebbero aggiunto 6 miliardi di Franchi Svizzeri in costi del lavoro all’economia”.