Grossi guai per i big della Silicon Valley.
I giganti Usa dell’Hi-Tech, secondo quanto riportato in settimana dalle principali testate d’oltreoceano, sono finiti infatti nel mirino dei giudici statunitensi con l’accusa di aver dato vita ad un cartello salariale per non rubarsi i dipendenti a suon di aumenti di stipendio (il Washington Post ha pubblicato online anche i documenti del tribunale).
Sulla testa di multinazionali del calibro di Google, Apple, Intel e Adobe, pesa ora una class action che, se accolta, potrebbe costare loro un risarcimento record di circa 3 miliardi di dollari.

Il patto di “no scouting” concluso tra i colossi hi-tech Usa per tenersi stretti i propri dipendenti risalirebbe al 2005 e sarebbe stato in qualche modo avvalorato addirittura da Steve Jobs (foto by InfoPhoto), che proprio con i suoi attacchi verso Google, rea in quegli anni di mirare ad un certo numero di dipendenti di Apple, avrebbe dato il via all’accordo tra le due multinazionali (ed allargatosi poi a tutti i big della Silicon Valley) oggi al vaglio della magistratura.
Il processo, se le società non si accordano prima, dovrebbe partire il 24 maggio.
Senza un patteggiamento, scrivono i quotidiani Usa, il risarcimento di 3 miliardi, sulla base delle regole dell’Antitrust americana, potrebbe anche essere triplicato, toccando così la cifra record di 9 miliardi: una somma che consentirebbe ad ogni lavoratore che ha fatto ricorso di recuperare circa 140mila dollari.