Il Tribunale di Treviso, con la sentenza 2702/15 si è espressa sul caso di un vedovo che citato una compagnia di assicurazione con cui la moglie aveva stipulato una polizza sulla vita. La società si era rifiutata di pagare un indennizzo alla morte della coniuge perché la donna aveva omesso di dichiarare che aveva avuto un tumore maligno ed aveva subito diversi interventi chirurgici.

Il Tribunale si è espresso a favore dell’assicurazione ed ha annullato la polizza facendo riferimento all’articolo 1892 del Codice Civile. Le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente – se c’è stato dolo o colpa grave – causano l’annullamento del contratto, se sono stati determinanti per la formazione del consenso – su questo punto il tribunale ha citato la sentenza 25582/11 della Corte di Cassazione. In particolare la defunta aveva risposto no alla voce “Malattie di una certa gravità” e “Ricoveri ospedalieri o interventi chirurgici o esami diagnostici“. La polizza poi specificava che l’assicurando confermava, pena l’invalidità contrattuale, verità ed esattezza delle dichiarazioni rese, nulla tacendo o alterando.

Per il tribunale, la compagnia di assicurazione quando sottopone al contraente il questionario di valutazione del rischio, non ha “alcun onere di indicare analiticamente tutti gli stati morbosi che ritiene influenti sul rischio“, basta essendo sufficiente che gli rivolga una “generica richiesta di dichiarare ogni stato morboso in atto al momento della stipula” o che “raggruppi le specie per tipologie“.