Un business che sembrava aver preso piede in Italia dopo il boom di aperture registrato alla fine del 2012 e che ora sta invece risultando fallimentare. Stiamo parlando del commercio delle sigarette elettroniche che lo scorso Natale aveva conquistato lo scettro di regalo più diffuso per i fumatori e che aveva lanciato sulla piazza italiana un numero di nuovi esercizi del settore davvero consistente. A distanza di quasi un anno da uno studio di Immobiliare.it si evince che da qualche mese si moltiplicano le vendite online dei negozi sorti sulla scia del successo delle bionde elettroniche.

Ad influire sulle molte chiusure anche i cambiamenti normativi volti ad equiparare le sigarette elettroniche a quelle tradizionali: dal primo gennaio 2014 verrà applicata una tassa di consumo pari al 58,5%, la commercializzazione sarà soggetta all’autorizzazione dei Monopoli di Stato e i rivenditori dovranno rispettare gli stessi requisiti previsti per la gestione delle tabaccherie. Il prodotto sembra passato di moda, i vincoli tecnici si fanno più stringenti, senza contare che le sigarette elettroniche sono state vietate ai minorenni e chi teme di non riuscire a portare avanti l’attività con questi requisiti mette in vendita prima che sia troppo tardi.

“Col senno di poi – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.itquello dei negozi di sigarette elettroniche è stato un boom eccessivo. Fra novembre 2012 e i primi mesi del 2013 le nostre città hanno visto l’apertura di centinaia di punti vendita: troppi per soddisfare una richiesta ancora acerba”.