Se ci presentiamo in banca per chiedere un mutuo, ci viene detto che i tassi per questo genere di finanziamento sono ai minimi storici. Ma è proprio così? Se restiamo ai dati Abi sembrerebbe di sì: il tasso medio per i mutui nel mese di settembre era pari al 2,66% – è il risultato di tassi variabili tra l’1,5 ed il 2%, e di tassi fissi compresi in una forchetta tra il 2,2 ed il 3,2%. Solo per fare qualche confronto, nel 2012 questo tasso era al 3,98%, mentre l’anno successivo era pari al 3,67%.

Questi valori sono il risultato di una riduzione degli spread che applicano le banche – vanno dall’1,2 al 2,2% – e dalla caduta dei tassi di riferimento: l’Euribor – per i mutui a tasso variabile – è sotto lo zero, mentre l’Eurirs – per i mutui a tasso fisso – è su livelli molto bassi, visto che è in un certo modo collegato al rendimento del Bund tedesco.

Il discorso di complica se si osserva il tasso reale, che si ottiene sottraendo da quello nominale l’inflazione. Quest’anno il tasso reale sarebbe del 2,46%. Questo costo effettivo del mutuo è superiore a quello degli anni precedenti, se si considera che l’inflazione nel 2011 era pari al 2,7% e nel 2012 al 3,3%. Questo significa che i tassi sui mutui non sono ai minimi storici ma anzi costano 5-6 volte in più di quello che costavano durante gli anni peggiori della crisi – ovvero il biennio 2011-2012.

D’altra parte bisogna considerare che il mutuo è un prodotto di lungo periodo – la durata media è di 20-25 anni. Per cui queste valutazioni sui tassi reali potrebbero cambiare in futuro. Tutto dipenderà da come si muoverà in futuro l’inflazione. Se si tornerà a valori vicini al 2%, il costo reale tornerà a livelli simili a quelli del 2011, con un tasso reale dello 0,5% – o anche più basso.