In un momento molto particolare dell’economia internazionale, il rifugio migliore per gli investitori non è il mattone ma sono i cosiddetti beni di rifugio, tra cui figura, ovviamente, l’oro. Eppure le richieste di mutuo calano di poco e la scelta dei tassi diventa importante.

Il rincaro dei tassi BCE ha spaventato un po’ i consumatori che si sono ritrovati a scegliere se rischiare con il tasso variabile sfidando i rincari, oppure se rifugiarsi nel tasso fisso, un po’ più esoso ma affidabile. In effetti lo scarto tra questi due tassi resta fermo a più di due punti.

L’Euribor è altalenante e dovrebbe raggiungere il suo picco a luglio. Eppure gli aspiranti mutuatari sembrano ancora incerti sull’opzione tasso misto o variabile con CAP. Una soluzione, quest’ultima, che nel breve periodo potrebbe far risparmiare qualcosa, senza però far crescere i rischi.

Il CAP, è vero, è stato notevolmente incrementato e le stime attuali lo bloccano al 5,7 per cento. Il che vuol dire che al momento della stipula del contratto di mutuo, si può optare per un tasso variabile, conveniente, senza abbandonarlo fino al tasso massimo. Più su del 5,7 per cento, quindi, non si va.

Il tasso misto, invece, consente ai mutuatari di cambiare contratto più di una volta durante il periodo di ammortamento, in base all’andamento dei tassi. Se il variabile non conviene più si passa al fisso. Il problema in questi casi è che c’è un aumento contestuale anche dei tassi fissi.