Nel mercato immobiliare, dopo un fine anno da incubo – il 2013 si è chiuso con una perdita di fatturato di 8 miliardi di euro, visto che si è passati dai 75,7 miliardi del 2012, ai 67,5 miliardi di euro contro i 75,7 del 2012. Per il mercato immobiliare rappresenta un ritorno al passato, e più precisamente ai volumi del 1985.

Fortunatamente nel primo trimestre del 2014 si è assistito ad un recupero del settore, visto che da una parte i prezzi sono scesi sensibilmente e dall’altra è tornato ad aumentare il potere di acquisto delle famiglie. Secondo una ricerca elaborata dall’Abi e l’Agenzia delle Entrate, negli ultimi tempi è migliorata la capacità delle famiglie di comprare casa. L’indice di accessibilità elaborato dall’Associazione delle banche italiane. aveva a  fine 2013 un valore pari al 6,7%, 2,1 punti percentuali in più della prima metà dell’anno passato (ed era ritornato a livelli pre-crisi). E nek primo trimestre 2014 siamo al 7,1% – un valore che non si vedeva da aprile 2006.

Tornando ai valori dell’anno pasato, sono state effettuate 407.000 compravendite immobiliari contro le 448.364 del 2012. Quanto a numero di atti siamo al di sotto anche del 1985, con le sue 430.000 compravendite. Il calo ha subito un lieve rallentamento nel corso dell’anno ed ha toccato in particolare il centro (-10,3%) e le isole (-10,8%). In seconda battuta sono arrivati il sud (-9,8%), il nord-ovest (-8,8%) e il nord est (-7,5%).

Dopo i cali registrati l’anno scorso, nei primi tre mesi del 2014 i nuovi mutui per l’acquisto delle abitazioni hanno registrato un incremento superiore al 20% sul 2013. Secondo il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini Sul fronte dei mutui per le abitazioni i segnali cominciano ad essere positivi“. Il miglioramento beneficia della diminuzione del prezzo relativo delle case rispetto al reddito disponibile e dell’andamento dei tassi d’interesse sui mutui.

Le famiglie che hanno un reddito in grado di sostenere almeno un terzo del costo annuo del mutuo per l’acquisto di una casa è ora di poco al di sopra del 50% – un valore che si avvicina a quelli ante crisi.

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Anche nel primo trimestre di quest’anno l’indice dell’Abi è dato in miglioramento, con un nuovo massimo locale del 7,1%, record da aprile 2006 (4 decimi in più rispetto a fine 2013). A livello territoriale sono tre le regioni in cui l’indice Abi risulta negativo nel 2013: Lazio, Toscana e Liguria.