Con la sentenza n. 7779 del 25/05/2015 il tribunale di Napoli ha stabilito che il contratto di mutuo erogato dalla banca è valido anche se non è presenta la firma della banca, ma solo quella del mutuatario, ma è nullo se non è presente sul frontespizio – il cosiddetto “documento di sintesi” -  il Taeg (che viene detto anche Isc, Indicatore sintetico di costo). E se questa pronuncia dovesse essere confermata nei successivi gradi di giudizio, il cliente dell’istituto di credito non sarebbe più tenuto le somme del finanziamento che gli sono state prestate.

Da rilevare che il giudice campano ha stabilito che il contratto era nullo anche se erano stati correttamente indicati gli elementi per la sua determinazione (tasso nominale, spese di istruttoria e altre condizioni economiche), l’assenza dell’indicazione del Taeg rappresenta comunque una violazione dell’art. 117 comma 8 del Testo Unico Bancario. Invece è stata considerata irrilevante la mancanza della firma della  banca, in quanto soggetto predisponente il testo contrattuale.

Il problema della chiarezza delle informazioni prodotte dalla banca nei confronti della clientela è stata più volte affrontata dalla giurisprudenza italiana. Per esempio, proprio di recente, la Corte di Cassazione ha stabilito la nullità della clausola del contratto bancario che prevede, nella determinazione degli interessi, il rinvio agli “usi di piazza“, perché eccessivamente indeterminata.

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