La valutazione delle diverse offerte sui mutui a tasso variabile può nascondere delle trappole. Per esempio il tasso presentato per un’offerta potrebbe non essere quello vero, ma solo un “tasso di ingresso” valido per i primi mesi del prodotto – se l’offerta propone tassi impossibili, come l’1%, si tratta senza dubbio di tassi iniziali. Il tasso vero, quello che in gergo viene chiamato “tasso a regime“, viene sempre costruito come somma di un tasso di riferimento – che in genere è l’Euribor (o Euro Interbank Offered Rate, è il tasso medio a cui avvengono le transazioni tra le grandi banche europee), ma può essere anche il Bce – più uno spread annuo. La prima parte rappresenta il costo a cui le banche stanno pagando il denaro, mentre la seconda indica invece il ricarico che la banca vuole compiere su questa operazione.

Lo spread resta fisso per tutta la durata del mutuo, mentre l’Euribor – o altro tasso equivalente – rappresenterà la componente variabile del tasso che dovrà essere rilevato periodicamente. Se in un dato momento l’Euribor a sei mesi è quotato al 2,65% e il nostro mutuo ha uno spread dell’1,5%, il tasso sarà del 4,15%. Visto che in genere tutte le banche utilizzano come riferimento gli stessi tassi di interesse, per comparare le diverse proposte basta paragonare gli spread. Nella valutazione dell’offerta, oltre al tasso praticato, bisogna considerare anche tutti gli oneri che vengono addebitati a chi richiede un mutuo, come le spese di istruttoria o quelle di perizia. In alcuni casi queste spese hanno il loro peso e possono fuorviarci, In questi casi si può evitare di essere gabbati confrontando il Taeg -  o Isc – di due o più finanziamenti. Ricordatevi sempre che si può consultare periodicamente il valore dell’indice Euribor sulla pagina dedicata a questo valore dal sito del Sole 24 Ore per sapere l’andamento della nostra prossima rata di mutuo (sempre se l’abbiamo acceso a tasso variabile).