Il multilevel marketing (mlm) o network marketing è un genere particolare di vendita diretta. Rispetto ai normali venditori diretti, quello di una rete multilivello cerca clienti che possano diventare a loro volta venditori. Ogni elemento di una rete come un distributore/consumatore che, tramite l’esborso di una quota, acquisisce il diritto di vendere alcuni prodotti/servizi.

Nel sistema di remunerazione, quasi sempre l’aspetto più importante è rappresentato dal reclutamento di nuovi venditori. E per far crescere la rete, le persone sono convinte ad aderire spinte da mirabolanti promesse di ricchezza. La realtà è ben diversa, secondo il Consumer Awareness Institute - che basa le sue stime sui dati Usa – la probabilità di realizzare un utile intraprendendo questa attività è, al massimo, dello 0,58%.

Uno dei cavalli di battaglia dei reclutatori è che Bill Gates avrebbe affermato che se avesse dovuto ripartire da capo, avrebbe sicuramente scelto il Network Marketing come settore per fare soldi. La sua affermazione è ineccepibile, perché lui si sta mettendo dalla parte di chi un’azienda di mlm la fonda, non di chi è uno dei tanti.

In Italia, molti non hanno un bel ricordo legato al network marketing. Nel 2000, quello che allora era considerato il guru italiano del mlm, ovvero Virgilio Degiovanni, quota in borsa Freedomland. Il prezzo di collocamento è stato di 105 euro. Nel giro di pochi mesi il titolo perderà il 90% del suo valore. E sicuramente non saranno soddisfatti nemmeno le migliaia di risparmiatori che hanno sottoscritto negli anni Novanta attraverso una rete di multilevel marketing le assicurazioni della Bayerische.

In fondo per dare un giro di vita a queste esperienze basterebbe poco: trasformare in legge quello che ha stabilito la Corte di Cassazione nella sentenza 37049 del 2012: le attività commerciali in cui il beneficio economico deriva dal reclutamento di utenti, piuttosto che dalla vendita diretta di beni o servizi, sono da ritenersi fuorilegge.

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