Monte dei Paschi complita dalle vendite a Piazza Affari in scia alle indiscrezioni di stampa su presunte irregolarità di bilancio legate ad un derivato effettuato con Nomura nel 2009. Stando a quanto risulta a Il Fatto Quotidiano, le perdite della banca che hanno permesso il ricorso ai Monti Bond trarrebbero origine da un derivato stipulato nel 2009 con la banca giapponese, che avrebbe provocato un impatto sui conti del 2012 pari a 220 milioni di euro. Derivato che è rimasto nascosto, scrive il quotidiano, per tre anni e mezzo per poi essere scoperto dai vertici della banca senese solo lo scorso 10 ottobre.

Botta e risposta a suon di comunicati tra la banca senese e quella giapponese. Quest’ultima ha fatto sapere che l’operazione è stata completamente esaminata e approvata ai vertici di Mps, tra cui il Cda e l’allora presidente, Giuseppe Mussari e attuale numero uno dell’Abi. Dal canto suo Monte dei Paschi nel pomeriggio ha puntualizzato che a seguito della comunicazione di Nomura relativa alla cosiddetta operazione “Alexandria”, che non risulta che tale operazione sia stata sottoposta all’approvazione del Consiglio di amministrazione dell’istituto senese.

In mattinata l’istituto toscano aveva fatto sapere che “l’operazione denominata `Alexandria’ rientra nel perimetro delle analisi in corso in relazione ad alcune operazioni strutturate poste in essere in esercizi precedenti e ad oggi presenti nel portafoglio della banca, e oggetto del precedente comunicato stampa del 17 gennaio scorso“.

La nota ha proseguito spiegando che “le analisi, intraprese da questa banca tempestivamente e con il massimo grado di attenzione e diligenza, sono in fase di completamento e si prevede che possano essere sottoposte all’esame del consiglio di amministrazione della banca entro la prima metà del mese di febbraio. In tale seduta – prosegue il comunicato – il consiglio di amministrazione potrà, previa valutazione dei relativi impatti, adottare ogni misura necessaria per assicurare, anche retrospettivamente, la corretta rappresentazione contabile delle operazioni in oggetto”. Una volta conclusi tali processi valutativi la banca fornirà un’indicazione puntuale dei possibili impatti patrimoniali ed economici delle analisi attualmente in corso di finalizzazione in relazione alle operazioni in oggetto.

Mps ha confermato inoltre di aver richiesto di aumentare di 500 milioni di euro i cosiddetti Monti Bond “al fine di assicurare la copertura, dal punto di vista prudenziale, degli impatti patrimoniali di eventuali rettifiche di bilancio, nonché degli eventuali costi di chiusura delle operazioni in oggetto, qualora la Banca ritenga conveniente tale chiusura nell’esclusivo interesse suo e dei suoi azionisti”.