In vista dello stress test che la Banca centrale europea renderà noto il prossimo 29 luglio, per MPS si prospetta l’ipotesi che possa esserci un aumento di capitale garantito dallo Stato, affinché la più antica banca d’Italia e del mondo possa essere salvata. Oggi il capitale di Monte dei Paschi di Siena vale meno di un miliardo di euro e questo non basta, così come non basterebbero i novantatré milioni di euro di utile fatturato nell’ultimo trimestre se paragonato ai ventisette miliardi di euro di sofferenze e alle possibili ulteriori conseguenze dovute alla recente Brexit.

Insomma, MPS, come noto, non se la passa affatto bene e soprattutto non se la passano bene i risparmiatori che sulla Monte dei Paschi di Siena hanno sempre contato e investito. Per questo il governo potrebbe decidere di sostenere l’aumento di capitale del gruppo. E a quanto pare MPS non sarebbe l’unica banca a tremare in vista dei risultati degli stress test che la Bce sta conducendo su oltre cinquanta principali istituti bancari europei.

La soluzione per salvare MPS sarebbe contenuta all’interno dell’articolo 32 della direttiva sulle risoluzioni bancarie. Grazie a questa norma infatti, lo Stato può intervenire in via preventiva sull’aumento di capitale quando vi è un’ipotesi più che concreta che la banca sia bocciata allo stress test della Bce. L’aumento di capitale deve però essere temporaneo e cautelativo, nonché proporzionato, in modo tale che possa rimediare alle conseguenze della grave perturbazione. Ciò significa che l’intervento dello Stato potrà essere richiesto solo se la banca è solvente e la somma erogata non potrà essere impiegata per compensare eventuali perdite.

Come sarà effettuato l’aumento di capitale per MPS? Come avrebbe spiegato il Ministro Padoan, dovrebbe avvenire attraverso il lancio di nuove obbligazioni convertibili, cui si accompagnerebbe anche un intervento di sostegno da parte del Fondo Atlante, per un ammontare che non dovrebbe essere inferiore ai tre miliardi di euro.