Cosa succederà al Monte dei Paschi? Per dirlo con esattezza ci vorrebbe la sfera di cristallo. Quello che si sa è che l’istituto toscano servirà una capitalizzazione molto più sostanziosa di quella che si era prevista all’origine: 2,5 miliardi – al posto del miliardino originale – rumors di borsa finora si erano spinti fino a prevederne al massimo un paio.

Soldi che la banca dovrà cercare da soci diversi dalla Fondazione Mps – che è impossibilitata a partecipare – durante il prossimo anno. Una parte rilevante dei soldi così raccolti dovrebbero servire a rimborsare il prestito da quattro miliardi fatto dal Tesoro italiano. Ovviamente se l’aumento di capitale non dovesse riuscire, si spalancherebbero le porte alla nazionalizzazione dell’istituto di credito.

Accanto alla capitalizzazione, la ricetta a cui ha già dato un assenso di massa il commissario europeo per la concorrenza Joaquin Almunia, prevede una nuova riduzione dei costi, una riduzione progressiva di Btp e derivati negli anni a venire e “un cambio nel modello di business. Ne serve uno più percorribile, che in futuro consenta al gruppo di non ritrovarsi più in difficoltà come quelle attuali”.

Per arrivare al via libera definitivo ci vorranno un paio di mesi, tra le modifiche al piano di risanamento chiesti dalla Ue allo Stato, l’invio del “nuovo piano”, e “Una volta ricevuto il piano, se questo rispetterà i nostri accordi”, arriverà “il via libera alla ristrutturazione con le condizioni collegate alle regole sugli aiuti di Stato”.

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