Il Modello 770 è il documento attraverso cui i sostituti d’imposta (ossia i datori di lavori oppure gli enti previdenziali che per legge sostituiscono il contribuente nei rapporti con il Fisco) presentano alle autorità competenti la dichiarazione dei redditi. Attraverso il Modello 770 si comunicano dunque le ritenute relative al periodo di imposta preso in riferimento di volta in volta.

Il Modello 770 può essere presentato secondo due modalità, ciascuna delle quali è possibile qualora siano presenti taluni presupposti:

  • Modello 770 semplificato: utilizzato dai sostituti d’imposta, comprese le amministrazioni statali, per comunicare i dati fiscali dei contribuenti relativi alle ritenute operate nell’anno solare precedente
  • Modello 770 ordinario: devono presentare questo ulteriore modulo sempre i sostituti d’imposta, gli intermediari e altri soggetti che intervengono in operazioni fiscalmente rilevanti. I soggetti tenuti a consegnare il Modello 770 sono: le società di capitali ed enti commerciali a esse equiparate (pubblici e privati) che risiedono nel territorio dello Stato; gli enti non commerciali, sia pubblici (Regioni, Province, Comuni) e privati residenti nel territorio; le associazioni non riconosciute, consorzi, aziende speciali, le società e enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato, i trust e i condomini.

Modello 770: scadenze

Le date di scadenza per entrambi i tipi di Modello 770 sono previste per il 31 luglio 2015 ma è sempre bene controllare il calendario delle scadenze pubblicato dall’Agenzia delle Entrate perché questa data potrebbe anche essere prorogata (come spesso accade). Per lo scadenzario fiscale si può cliccare qui e avere tutti gli aggiornamenti. La proroga potrebbe essere decisa anche all’ultima ora.

Modello 770: sanzioni

Qualora la dichiarazione del sostituto d’imposta sia infedele (ossia non coincidente alla situazione reale), è prevista una sanzione che può andare dal 100 per cento al 200 per cento sulle ritenute non versate, riferite alla differenza tra ammontare accertato e non dichiarato, con un minimo di 258 euro. La violazione può essere ravveduta con riduzione della sanzione, a un ottavo del minimo, ed entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui l’errore è stato effettuato.

In caso di omessa o tardiva dichiarazione, questo comportamento sarà punito con una sanzione dal 120 per cento al 240 per cento dell’ammontare delle ritenute non versate, con un minimo di 258 euro.