C’era da aspettarselo. Nei paesi dell’Europa del Sud si registrano sempre nuovi picchi nei livelli di disoccupazione. E sempre più persone stanno migrando verso l’Europa del Nord. Secondo i dati diffusi dall’Ufficio di statistica Destatis, l’immigrazione in direzione della Germania ha raggiunto nuovi record – il periodo di riferimento sono gli ultimi 17 anni. Poco più di un milione di persone sono andate in Germania alla ricerca di un lavoro – per un +13% rispetto al 2011.

In questo esercito troviamo soprattutto cittadini dell’Europa orientale, come polacchi – 180.000 -, romeni – 116.000 -, bulgari – 58.000 – ed infine ungheresi – 54.000. Ma se dai numeri si passa alle percentuali, i maggiori incrementi nell’immigrazione si registrano in provenienza dalla Spagna (+45%) e dall’Italia (+40%). Un effetto di questo fenomeno è il boom dei corsi di tedesco, come registra il Goethe Institute.

Un discorso simile si può fare per le istituzioni europee. A marzo 2013 le domande di stage alla Commissione europea erano per il 25% provenienti dall’Italia, e per il 12,5% provenienti dalla Spagna. E terza in classifica – indovinate un po’ – è la Grecia. Un abisso tra le 2.535 richieste italiane e le 87 della Svezia e le 81 della Finlandia.

Questo fenomeno sta preoccupando i paesi nordeuropei. al punto che Regno Unito, Germania, Olanda e Austria, hanno recentemente scritto alla Presidenza di turno irlandese dell’Unione Europea. Chiedono che si discuta del problema immigrazione interna, perché queste persone stanno usufruendo “dell’assistenza sociale nel Paese che li ospita e spesso senza averne veramente il diritto, finendo così per pesare sul welfare nazionale”.

E poi dicono che uno diventa antieuropeo…

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