Mercato immobiliare in continua caduta libera.
Secondo il “Terzo rapporto sul mercato immobiliare 2012” di Nomisma, il settore si avvia a chiudere l’anno con un tonfo del 21,99%, a fronte del -2,23% registrato nello stesso periodo dello scorso anno, e solo nel 2015, dopo un biennio ancora in terreno negativo, si avvertiranno i primi segnali di ripresa. Il trend negativo, si legge nel rapporto dell’istituto bolognese presentato ieri a Milano, si è accentuato proprio nel semestre in corso, soprattutto nel mercato delle abitazioni, dei negozi e dei capannoni, e le operazioni totali stimate entro il 31 dicembre ammontano a 466.644. Pesa, inoltre, la contrazione dell’offerta di mutui da parte degli istituti di credito.
Per Pietro Modiano, presidente di Nomisma, “sul mercato immobiliare italiano emerge un potenziale recessivo più di quanto rifletta la lenta erosione dei prezzi che, tuttavia, nell’ultimo quadriennio ha accumulato una discesa dei valori del 10-15%. Il nodo cruciale, però, resta il mercato finanziario”.

La contrazione. Dopo il tonfo di quest’anno il mercato immobiliare dovrebbe far segnare un ulteriore calo di oltre 4 punti percentuali nel 2013 e di circa 2 nel 2014, per poi ripartire nel 2015. “Le aspettative di timida ripresa per la fine di quest’anno si sono fragorosamente infrante sui numeri a consuntivo”, si legge nel Rapporto. “Le quasi 600.000 compravendite residenziali e i circa 4,2 miliardi di investimenti corporate del 2011 rappresentano grandezze nemmeno paragonabili rispetto ai livelli su cui si attesta oggi il mercato immobiliare italiano. Le previsioni da questo punto di vista sono impietose, con transazioni residenziali ancorate sulle posizioni di metà anni ’90 per il prossimo biennio”.
“In attesa di un provvidenziale cambiamento di strategia da parte del sistema bancario, sulla scorta dell’esperienza americana dove il sostegno al mercato dei mutui e le misure a vantaggio delle famiglie in difficoltà nei pagamenti hanno contribuito a migliorare sensibilmente le prospettive, il mercato immobiliare italiano pare fatalmente destinato a non risollevarsi dagli asfittici livelli attuali”.

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