L’anno prossimo le vendite di auto aumenteranno del 2,7%, toccando quota 1,33 milioni di vetture immatricolate. Non si intravedono tuttavia le condizioni per poter parlare di un recupero strutturale del mercato dell’auto e, secondo le previsioni del Centro Studi Promoter su dati Eurostat, di una ripartenza del comparto in Italia, che rischia di diventare “un Paese di serie B ed avere un mercato dell’auto di serie C”.

Secondo le stime presentate dal presidente del Centro Studi Promotor, Gian Primo Quagliano, durante la conferenza stampa tenuta la scorsa settimana al Circolo della Stampa di Milano sul quadro attuale e sulle prospettive dell’economia e del mercato dell’auto, il 2013 si chiuderà con un “un volume estremamente depresso che, con un calo del 48,1% sui livelli ante-crisi, riporterà il mercato italiano sugli standard della meta degli anni ’70”.
Le condizioni per un arresto della caduta delle immatricolazioni – ha aggiunto Quagliano – sembrano essersi create, ma non vi sono certamente ancora le condizioni per una ripresa degna di questo nome”.
Le previsioni che un anno fa alcuni facevano di una ripresa dell’economia già nel 2013 sono state frustrate dal risultato elettorale, che non ha consentito la formazione di un governo in grado di adottare provvedimenti efficaci per la ripresa”, ha continuato riferendosi al crollo del Pil italiano: “nessun altro Paese ha perso così tanto terreno e il declino dell’Italia è già in atto da tempo”.

Per uscire da questa situazione di stallo, figlia della recessione economica in corso e dell’eccessivo peso del Fisco sul comparto auto e sui carburanti (25,1 centesimi in più al litro rispetto alla media europea, di cui 23,1 di tasse), ha concluso il presidente del Centro Studi Promoter, “occorre che si superi l’impasse politica e che il Paese possa contare su un Governo in grado non solo di utilizzare per lo sviluppo tutti gli spazi consentiti dalle norme della zona euro, ma anche di porre ai partner dell’Eurozona l’esigenza di rivedere i trattati per poter adottare una politica economica che non sia più antitetica rispetto a quelle che, con risultati importanti in termini di crescita, stanno adottando le altre economie avanzate”.