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Forte incertezza nelle piazze azionarie statunitensi che non riescono ad allentare le recenti tensioni. Il Dow Jones Industrial Average scende dello 0,10% e il Nasdaq Composite dello 0,15%, mentre lo S&P500 mostra una crescita della 0,15%. In rosso i listini europei. Il FTSE100 di Londra ha archiviato le contrattazioni in flessione dello 0,8%, il Dax di Francoforte dello 0,9% e il Cac 40 di Parigi dello 0,5%. Prosegue il momento di debolezza dei mercati che non riescono a trovare spunti positivi. Riteniamo che i dati sul PIL del 3T lievemente superiori alle attese in Europa (Italia e Francia) non siano stati abbastanza significativi per modificare il trend ribassista di breve periodo legato ai timori sulla mancata risoluzione della crisi debitoria. Negli States il mood negativo è legato non solamente alle preoccupazioni delgi investitori sui ritardi nel trovare un accordo tra democratici e repubblicani sul “fiscal cliff” ma anche ad alcuni dati macroeconomici negativi (sussidi di disoccupazione e indice della FED di Philadelphia). Anche le cifre trimestrali di Wal-Mart hanno appesantito le quotazioni sui mercati. Reputiamo che i deboli dati sul grande distributore siano un primo segnale di debolezza per l’andamento dei consumi negli States.

Italia: Ftse Mib in rosso
A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato a -0,59% a quota 15189 punti. In forte calo A2A, Saipem, Campari e Autogrill. Bene, invece, Impregilo, Fiat e Unicredit.

Valute: i deboli dati USA spingono l’eur/usd a testare la resistenza a 1,28
Il cambio tra la moneta unica e il biglietto verde si attesta al momento a 1,2790 in rialzo rispetto ai valori della mattina. Riteniamo che la divisa dell’Unione monetaria sia riuscita a beneficiare dei dati preliminari sul PIL del terzo trimestre che sono risultati lievemente migliori delle attese in Francia e Italia e dei deboli dati macro statunitensi. A livello intraday il cross ha messo pressione alla strategica resistenza a 1,28 (bottom del primo ottobre), oltre alle quale si getterebbero le basi per un allungo in direzione di 1,2880. Sopra tale riferimento via libera per un attacco agli obiettivi posizionati a 1,2960, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci della discesa dai picchi di ottobre, e 1,3021, massimo del 31 ottobre. Tali prospettive grafiche incomincerebbero a vacillare con il cedimento dei supporti dinamici rappresentati dalle medie mobili a 200 e 100 giorni (ora in transito a 1,2730 e 1,2707 rispettivamente), preludio a un ritorno a 1,2662, ultimo appiglio utile per scongiurare una caduta a 1,2607 almeno.

Macro: cifre negative negli States
Sul fronte macro, negli Stati Uniti deludono i dati. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono salite a 439 mila unità dalle 361 mila unità della settimana precedente (dato rivisto). Il forte aumento è legato alla tempesta tropicale Sandy. Male anche l’indice della FED di Philadelphia che ha mostrato una flessione a -10,7 punti (consensus +2 punti). In linea con le attese l’indice dei prezzi al consumo (+0,2% m/m +2,2% a/a). In leggero miglioramento l’indice Empire State Manufacturing di New York.

Titoli di Stato: spread btp/bund in flessione
Sul fronte governativo, il differenziale di rendimento tra il btp decennale italiano e il bund tedesco scende a 355 pb dai 362 pb dell’apertura.

Commodity: oro debole, petrolio in lieve calo
Tra le commodity, seduta caratterizzata dalla forte volatilita’ per l’oro sceso a un minimo intraday a 1705 dollari l’oncia e poi risalito a 1716. In lieve flessione il petrolio (cfd sul WTI light crude a 86,14 dollari al barile). Le scorte settimanali di petrolio sono risultate in aumento ma inferiori alle attese.

FILIPPO DIODOVICH
Market Strategist, IG.