Il mattone è ancora in crisi e gli indicatori economici non lasciano spazio a significativi segnali di ripresa in quest’estate.
Il Belpaese è di nuovo in recessione e l’Eurozona stenta a ripartire.
Le politiche accomodanti delle banche centrali stanno comunque spingendo verso l’alto i prezzi delle case in gran parte dei mercati europei e i bassissimi tassi d’interesse riescono a mantenere stabili i valori delle abitazioni, nonostante la stretta creditizia e il forte indebitamento delle famiglie in molti Paesi dell’Unione.

Il trend non lascia immune l’Italia, dove nel primo trimestre dell’anno è tornato positivo il segno delle compravendite immobiliari dopo un 2013 all’insegna di tonfi anche a doppia cifra, ma sembra troppo presto per parlare di ripresa.
Secondo l’inchiesta trimestrale di Bankitalia, Tecnoborsa e Agenzia delle Entrate, infatti, tra maggio e giugno è aumentato il numero di agenti che hanno venduto almeno un’abitazione, mentre sono diminuiti coloro che segnalano un calo dei prezzi.
Tra aprile e giugno, inoltre, “è risultato più agevole” l’accesso ai muti per l’acquisto dell’abitazione, non tanto per il numero degli acquisti finanziati, la cui quota è rimasta “pressoché invariata intorno al 63%”, quanto per il rialzo del rapporto tra prestito e valore dell’immobile oggetto di trattativa, al 62,1% dal 61,5% del trimestre precedente.
Ma la percentuale, sottolinea Palazzo Koch, era in “graduale aumento” anche nei quattro trimestri precedenti e si evidenzia una “netta riduzione dell’ottimismo” per i prossimi due anni.