Nessuna sorpresa dalla Banca centrale europea. Come era nelle attese ha lasciato invariati i tassi di interesse. Ma c’è di più Mario Draghi ha detto che  ”l’inflazione non preoccupa e il consiglio della Bce si attende che i tassi di interesse dell’area euro resteranno ai livelli attuali o più bassi per un lungo periodo di tempo. Non significa 6 mesi o un anno, ma significa un lungo periodo di tempo”.

Giusto quello che volevano sentirsi dire i mercati, preoccupati dalla possibilità che anche l’Europa, dopo gli Stati Uniti, possano dire addio nel breve termine alla politica superespansiva di questi ultimi tempi. Gli atteggiamenti diversi di Fed e Bce sono determinati soprattutto dal fatto che la ripresa si allontana, anche se secondo il governatore della banca europea arriverà “più avanti nell’anno” – uno dei mantra che ripete con maggiore continuità.

La colpa di questo “ritardo” è da attribuirsi da una dinamica della domanda interna ancora debole, e ad “una lenta o insufficiente attuazione delle riforme da parte dei governi” – un altro mantra ricorrente dei burocrati europei… Il presidente della Bce ha anche difeso le operazioni in derivati scoperte da Repubblica, rilevando come queste operazioni siano state “approvate dalla Commissione Ue e da Eurostat”.

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