Marchionne ha provveduto a vendere titoli del gruppo Fiat, sia Fiat che Fiat Industrial. Le azioni gli erano state attribuite tempo fa, nel 2009 in base ad un piano di stock grant. Se l’ad di un’azienda vende le azioni dell’azienda stessa, gli investitori che non loro portafoglio hanno quel titolo, iniziano a temere il peggio. Ma non è il cado dell’industria automobilistica italiana.

Marchionne, infatti, aveva ricevuto in forza del piano di stock grant deliberato dal un’Assemblea degli azionisti nel 2009 e poi modificato nel 2010, circa 4 milioni di azioni di Fiat ordinarie e altri 4 milioni di azioni di Fiat Industrial ordinarie.

Ieri ha deciso di venderle in Borsa. In particolare Marchionne ha ceduto 600 mila azioni Fiat ordinarie e 600 mila azioni Fiat Industrial ordinarie. Il prezzo unitario è stato rispettivamente di 4,65 euro e 7,96 euro. Le vendite però non sono finite e anche nei prossimi giorni ci potrebbero essere altre cessioni sul mercato regolamentato.

I bene informati dicono che dovrebbero essere vendute anche 370 mila azioni per Fiat e altrettante per Fiat Industrial. Resta soltanto da capire perché Marchionne abbia deciso di liberarsi di un “patrimonio” che risale al 2009.

La spiegazione è che con i soldi guadagnati dalla vendita, circa 50 milioni, dovrebbe pagare gli oneri fiscali che derivano dall’assegnazione dei titoli stessi. Le azioni dategli gratuitamente, lo “costringono” ora a pagare le tasse.