Ci credo nell’Italia, quella di Mario Monti, quella che vuole cambiare“. È Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, a parlare in occasione di un’intervista concessa al Corriere della Sera, in cui spiega le sue prossime mosse: “Prima investo qui (In Italia) per andare a fare concorrenza ai tedeschi” e solo dopo ci sarà la fusione con Chrysler, “diciamo nel 2014-2015″, ha precisato il top manager. Il numero uno del Lingotto promette il lancio di tutti e cinque gli stabilimenti italiani e il riassorbimento completo dei 23mila dipendenti: “Ho guardato il mercato, l’ho affrontato resistendo alle critiche ma senza fare macelleria sociale. Adesso dico che nonostante tutto le condizioni ci sono”. 

Marchionne definisce la scelta di rimanere nel Belpaese “non per deboli di cuore” e aggiunge: “In Europa tre costruttori chiudono fabbriche, Ford guadagna in America ma non mette soldi qui, la Francia dà a Peugeot sette miliardi pubblici. Noi faremo da soli. La Fiat è un cantiere sempre aperto, non chiude mai. Per la terza volta, con una condivisione totale di John Elkann e della famiglia rivoltiamo l’azienda. L’abbiamo fatto nel 2004. Rifatto nel 2009, con Chrysler”. E riprende quanto detto qualche giorno fa: “Oggi è grazie a Chrysler che possiamo  far leva su Alfa e Maserati e andare a dare fastidio ai concorrenti dei brand premium”, ribadendo come il rilancio di Fiat passerà attraverso i marchi storici.

Ma il manager italo-canadese ammette: “L’annuncio di Fabbrica Italia è stato il mio più grande errore: il mercato è crollato e mi hanno impiccato sui dettagli”. Ma assicura: “Ora lavoreremo in silenzio, a testa bassa, lasciando che a parlare siano i fatti. Il primo lo vedrete a gennaio con la nuova Maserati Quattroporte”.

Marchionne poi torna a parlare dell’Italia, ma soprattutto del premier: “So che l’alternativa a Monti non è bella. Se non vi va lui all’estero, chi ci mandiamo? Abbiamo recuperato credibilità. Il coraggio di quest’uomo che si è giocato tutto, faccia e credibilità, è unico”. E aggiunge. “Quella di Monti è un’Italia diversa da quella che ho conosciuto in questi anni. E quella per cui ci si può scommettere”.