Sibillino avvertimento di Sergio Marchionne circa il futuro degli stabilimenti italiani. Nella lunga intervista odierna al Corriere della Sera, Marchionne ha sottolineato che Fiat ha tutto per riuscire a cogliere l’opportunità di lavorare in modo competitivo anche per gli Stati Uniti, “ma se non accadesse dovremmo ritirarci da 2 siti dei 5 in attività”. Il numero uno del Lingotto ha premesso che “tutti gli stabilimenti staranno al loro posto” e che hanno l’opportunità di esportare negli Usa.

Domanda auto in Europa vista debole fino al 2014

Marchionne nell’intervista al quotidiano edito da RCS ha parlato a 360 gradi delle prospettive per il gruppo confermando che non intende vendere Alfa Romeo e negando la necessità di ricorrere ad un aumento di capitale. Conferma che nel 2012 il gruppo investirà 7 miliardi di euro senza aumentare il debito.
“La domanda di automobili in Europa è destinata a rimanere bassa ancora a lungo. Almeno fino al 2014. Le case generaliste hanno troppa capacità produttiva”, ha affermato Marchionne. Alla domanda se l’Europa di oggi è come la Detroit del 2005, il numero uno del Lingotto ha rimarcato che Chrysler perdeva vendendo quasi 3 milioni di automobili, “oggi pareggia con 1,5 milioni e nel 2012 ne venderà 2,4 milioni. La domanda sta rifiorendo”. Relativamente a possibili incentivi statali, Marchionne non caldeggia altri incentivi alle rottamazioni da parte dell’Italia: “In passato li abbiamo chiesti anche noi. E abbiamo fatto male. Anche perché hanno sostenuto al 70% le vendite dei concorrenti”.
Infine relativamente a Chrysler, per il futuro della controllata Usa ci sono tre opzioni, con l’Ipo che risulta  decisamente meno probabile. L’amministratore delegato della Fiat rimarca come le altre due sono l’ascesa di Fiat al 100% della casa di Detroit oppure una fusione Fiat-Chrysler che comporterebbe l’automatica quotazione di Chrysler e diluirebbe sia Veba che Exor. “Oggi Chrysler va bene, ne abbiamo il 58% e il resto appartiene al fondo Veba dei sindacati – sottolinea Marchionne – ma Veba non resterà socio troppo a lungo. O compreremo noi quelle azioni (abbiamo un’opzione) o troveremo assieme il modo di  ricollocarle”. “A nostro avviso, la fusione potrebbe essere la più interessante – commentano gli analisti di Intermonte – e anche la meno impegnativa finanziariamente per Fiat se Exor e Veba accetteranno la diluizione (soprattutto la seconda)”.