Gestacci televisivi a parte, è passato tanto tempo e forse non tutti ricordano perché Diego Armando Maradona deve pagare tanto denaro al Fisco italiano.

Si deve risalire al 1986, quando il calciatore era in attività e giocava nel Napoli. Fino al 1990 Maradona, insieme ai compagni di squadra Alemao e Careca, ricevette l’ingaggio e diversi compensi per lo sfruttamento dell’immagine da parte di una società con sede in Liechtenstein. L’Erario italiano contestò questa procedura nel 1991 avviando un accertamento nei confronti dei tre giocatori e della società partenopea. La cartella esattoriale nei confronti di Maradona ammontava a 12,8 miliardi di lire, circa 6,5 milioni di euro.

Careca, Alemao e il Napoli ricorsero contro l’accertamento e vinsero in appello. Maradona nel 1991 aveva già lasciato l’Italia e non fece ricorso. Oggi la cifra, dopo le sanzioni e gli interessi, ha superato i 39 milioni di euro.

I legali di Maradona sostengono, citando il principio di solidarietà, che l’obbligo del campione argentino verso il Fisco deve necessariamente essere collegato a quello della società per cui giocava. Di conseguenza l’annullamento dell’accertamento per la società deve essere esteso anche al loro assistito.

Ma questa tesi è state sempre respinta. Prima dall’Agenzia delle entrate, poi dalla Commissione tributaria centrale con una sentenza del 1° febbraio 2013: non avendo fatto ricorso, Maradona (foto by InfoPhoto) ha praticamente accettato la cartella esattoriale. Come si legge nella sentenza, il calciatore “è rimasto estraneo al giudizio perchè non ha impugnato l’avviso di accertamento notificatogli, sì che l’obbligazione tributaria nei suoi confronti si è consolidata”. Insomma, Maradona deve pagare.