Mandare a scuola un figlio, per una famiglia, comporta come minimo una spesa di mille euro l’anno. È questo il dato presentato da Rete degli studenti medi – che ha condotto l’indagine assieme all’Unione degli universitari – alla Camera dei deputati, nel corso di una conferenza stampa indetta per affrontare la questione.

All’interno delle spese per mandare a scuola un figlio vengono ovviamente incluse voci quali i libri di testo, il materiale necessario (zaini, diari, astucci, quaderni, strumenti vari, dizionari e vocabolari…), l’abbonamento per i mezzi pubblici o per la mensa. Una spesa che tende a crescere di anno in anno, soprattutto quella che riguarda l’acquisto dei libri di testo (nel 2015 salita dello 0,4 per cento rispetto all’anno prima). Anche altre voci hanno fatto però registrare un aumento in termini di spese da effettuare: per il corredo scolastico, tanto per citare un esempio, la spesa sarebbe infatti passata da 506,50 euro a 514.

A tutte queste voci va poi aggiunto il contributo volontario di circa novanta euro per cui la Rete degli studenti ha anche chiesto un chiarimento circa il significato dell’aggettivo “volontario” ad esso attribuito: “Bisogna chiarire la natura volontaria del contributo e non lasciare che sia confuso con tasse obbligatorie da pagare annualmente; ma allo stesso tempo le scuole devono fornire alle famiglie un quadro chiaro e preciso delle finalità cui sarà destinato il loro contributo, che per legge può finanziare esclusivamente l’ampliamento dell’offerta culturale e formativa e non le attività curriculari“.

Nel corso della conferenza stampa è stato messo infine in rilievo anche il fatto che molti studenti rinuncino a frequentare l’università per motivi economici: “Vogliamo che sia chiaro che il diritto allo studio, sia alle superiori che all’università, senza finanziamenti rimane un principio senza riscontri nella realtà, e aspettiamo che vengano chiarite le intenzioni del governo in tal senso sia per la Buona Scuola che per ipotetici interventi sull’università“.