Non si tratta di una semplice semplice questione di campanilismo. L’annosa diatriba che si trascina da anni e che vede coinvolti i due maggiori scali milanesi, Linate e Malpensa, rischia di mettere in ginocchio l’intero sistema aeroportuale del nord Italia dirottando una ricca fetta di passeggeri italiani su altri hub stranieri.

Ne sono convinti i membri del governo che, in occasione del recente workshop Ambrosetti tenutosi a Villa d’Este, hanno presentato un interessante studio che intende rivedere l’attuale piano del traffico aereo del nord Italia. L’obiettivo è quello di riconfigurare i due scali lombardi trasformando Linate in un semplice city-Airport destinato a fornire i collegamenti tra Roma e Milano.
Malpensa, invece, dovrebbe tornare ad essere il nodo del traffico aereo del sud-Europa riproponendosi come un vero e proprio hub, per dimensioni ed importanza pari a quello di Fiumicino.

Ne è convinto il ministro Passera che, accusando in maniera velata il lavoro svolto dalle precedenti amministrazioni, ha ribadito come l’Italia stia perdendo una importantissima occasione di rilancio. Un’occasione che, se esiste la volontà, potrebbe essere ripresa in considerazione nell’arco di poche settimane. Il ministro ha evidenziato come ci sia effettivamente la possibilità di rilanciare Malpensa nel brevissimo termine con ripercussioni positive per l’intera area geografica. Secondo l’Istituto Bruno Leoni il rilancio di Malpensa potrebbe generare migliaia di posti di lavoro e una crescita del Pil lombardo stimato nello 0,7%.

L’impressione e’ che siamo di fronte ad una svolta di un tema cruciale per il futuro della Lombardia e di tutto il tessuto economico italiano. Basti pensare che dirottando il traffico aereo internazionale da Linate a Malpensa si avrebbe una crescita dei passeggeri, diretti ed indiretti,  da 19 a 40 milioni all’anno. La palla, purtroppo, è ora in mano ai politici che in passato hanno dimostrato una miopia imprenditoriale senza limiti. Il tutto nella speranza che le dichiarazioni delle ultime ore non si dissolvano nel nulla come troppo spesso accaduto nel recente passato.