I beni rifugio sono quelli a cui gli investitori si affidano in periodi di crisi determinando il conseguente apprezzamento.

L’oro per esempio ha raggiunto la soglia psicologica dei 2000 dollari l’oncia e si è configurato come il bene rifugio per eccellenza.

Una sorte simile spetta al mais in base a quanto accade sul mercato delle materie prime. Per spiegare quel che sta succedendo al prezzo del mais ci si può affidare alla Coldiretti che tenta di spiegare come in periodi di crisi le speculazioni investano anche i mercati e le transizioni che riguardano le materie prime.

Grano, soia, orzo e mais stanno diventando sempre più “importanti” e “rari”, motivo di ulteriore crescita del prezzo.

Un legame intimo esiste tra il crollo delle borse e le quotazioni dei beni primari.

Il mais, in un solo hanno, ha visto raddopiare il suo valore, così com’è accaduto per l’oro.

Osservando quanto succede al Chicago Board of Trade, si scopre che nella penultima settimana di agosto il mais ha superato i 7,25 dollari per bushel.

Il che vuol dire che nel nostro paese un chilo di mais costerà circa 19 centesimi.

Tutto si spiega con il crollo delle borse ma anche con la decisione degli Stati Uniti di ridimensionare la produzione di questi beni.