Il made in Italy non è sufficiente per creare occupazione e rilanciare l’economia del paese. E’ questo il parare di Ferruccio Dardanello, il presidente di Unioncamere che in questi giorni ha trovato il tempo di commentare i dati di Movimprese. 

Movimprese ha fatto un bilancio sulle realtà piccole e medie del nostro paese prendendo in esame i risultati del primo trimestre. Il made in Italy dà un grosso contributo al Pil ma la sua eccellenza, secondo Dardanello, non basta se considerata da sola.

La considerazione potrebbe essere avvalorata anche semplicemente considerando il saldo tra i neoimprenditori, coloro che decidono di aprire una nuova attività industriale e coloro che invece vogliono uscire dal mercato. La forbice si è allargata perché i nuovi ingressi tra gennaio e marzo sono stati  120.278 a fronte di 146.368 uscite.

Una situazione del genere riporta l’Italia ai primi mesi della crisi economica. Soltanto nel 2009, infatti, si era registrato un saldo negativo uguale a 30706 imprese in meno. Allora il tasso di crescita era negativo e pari al -0,5%.

Chi abbandona il mercato? In primo luogo le aziende che si occupano di agricoltura. A seguire tutte le altre nei settori del commercio, delle costruzioni e delle attività manifatturiere. In positivo soltanto le attività immobiliari, quelle professionali e quelle di servizi alle imprese.