La Commissione europea ha in programma una completa riforma dell’Iva nel giro di un paio di anni. L’obiettivo dichiarato della Commissione è quello di ridurre il più possibile l’evasione fiscale – stimata in 170 miliardi di euro – e per favorire i consumi degli strati sociali più bassi. Il pacchetto che contiene la riforma dell’Iva è stato preparato dallo staff del commissario Pier Moscovici, è pronto per essere sottoposto alle prime votazioni, e secondo i programmi della Commissione europea dovrebbe diventare operativo entro la fine del 2018.

Quali sono le principali novità? Le più importanti sono che la riforma prevede un’aliquota minima per ogni Paese del 15%, e una ridotta del 5%, e che se oggi una società belga vende un prodotto ad una sua omologa italiana, lo fa in esenzione di imposta. Con la riforma dell’Iva invece anche le cessioni da un Paese all’altro saranno sottoposte all’Iva – e in questo modo il percorso fiscale diventa tracciabile in permanenza. Il maggior gettito dovrebbe essere utilizzato per concedere ai stati europei una maggiore flessibilità, visto che potranno decidere in maggiore autonomia il numero di beni ad aliquota ridotta o azzerata. Il piano della Commissione europea prevede la creazione di un elenco di beni per i quali non si può ridurre o azzerare l’aliquota – sono i cosiddetti beni di lusso.

Un’altra regola che verrà introdotta è la seguente: se uno Stato ha un’aliquota ridotta su un particolare prodotto, anche gli altri paesi potranno automaticamente adottarla. Per semplificare gli adempimenti legati all’Iva, tutte le imprese che hanno commerci transfrontalieri con altri paesi Ue potranno regolare i loro dossier Iva grazie ad un portale Internet costruito dai sistemi fiscali nazionali. Il portale servirà anche a raccogliere l’Iva nel Paese dove il paese viene prodotto per trasferirla laddove le merci sono consumate.