Scadrà il prossimo 30 giugno, il mandato dello statunitense Robert Zoellich alla presidenza della Banca Mondiale ma l’annuncio dello scorso 15 febbraio che l’attuale presidente non ha intenzione di ricandidarsi per un altro mandato ha aperto già da subito la questione della sua successione. Il suo successore dovrà, infatti, essere scelto entro il prossimo 22 aprile. Una regola convenzionale e non scritta vuole che il presidente della Banca Mondiale sia americano così come il presidente del Fondo Monetario Internazionale sia europeo.

L’opposizione dei paesi emergenti

Contrariamente a quanto avvenuto in passato, però, i paesi emergenti, soprattutto Cina, Brasile, India e Turchia, potrebbero rivendicare un ruolo maggiore, in linea con quanto già tentato in passato senza successo con la nomina del successore di Dominique Strauss-Kahn al Fondo Monetario Internazionale.

Con riferimento alla Banca Mondiale la forza dei paesi emergenti potrebbe essere maggiore. Ad esempio, la Cina, il paese più critico dell’attuale status quo, oggi presta per conto suo ai paesi in via di sviluppo più denaro di quanto faccia la Banca Mondiale. Il ministero degli Esteri cinese ha già fatto sapere che l’elezione del presidente della Banca “dovrà basarsi sui principi del merito e di una competizione aperta e giusta”.

Le candidature dovranno essere presentate entro il 23 marzo. Stando alle indiscrezioni gli Stati Uniti, ed in particolare il presidente Obama, potrebbero scegliere il loro candidato tra Lawrence Summers, ex direttore del Consiglio Economico Nazionale americano, Timothy Geihner, attuale ministro del Tesoro statunitense. Tuttavia sulla stampa internazionale circola la notizia che il nome del successore potrebbe essere clamoroso: l’ex-presidente Bill Clinton. Non ci resta che aspettare ancora qualche settimana.