Un pacchetto di misure proposte dall’Ocse e dal G20 – è un forum dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali che raggruppa i 19 paesi più industrializzati e l’Unione Europea – potrebbe rappresentare un punto di svolta nella tassazione delle multinazionali. Questo programma è conosciuto con l’acronimo di Beps – ovvero Base Erosion and Profit Shifting – ed è iniziato nel 2013. Prevede misure in parte direttamente applicabili (prima però bisognerà modificare la normativa dei singoli paesi) – mentre in altri casi servirà la firma di una convenzione multilaterale – che dovrebbe arrivare nel 2016.

Beps (Base Erosion and Profit Shifting) è l’acronimo che spiega il programma di nuova legislazione voluta dal G20 e dall’Ocse, che lavorano su questo tema dal 2013. L’obiettivo è quello di ridurre l’erosione fiscale mondiale, che secondo le stime dell’Ocse si aggirerebbe tra i 100 ed i 240 miliardi di dollari l’anno – che rappresenta tra il 4 ed il 10% delle tasse sulla società – e quindi va nella direzione già prospettata dal governo Renzi con la digital tax.

Il Beps consiste in 15 azioni concrete che possono essere considerate coerenti con l’impostazione del governo italiano – contenuta in una proposta di legge di Scelta civica. Il principio chiave è che debbano essere soggette a tassazione tutte le attività che abbiano una presenza economica significativa – anche se non fisica.

Le multinazionali saranno obbligate a compilare un report sull’attività svolta in ogni paese. Oltre a questo l’Ocse ed il G20 pensano ad una ritenuta alla fonte sui redditi da attività digitali. Non viene suggerita un’aliquota – la proposta italiana propone una ritenuta del 25%, e secondo il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, dovrebbe portare un gettito compreso tra i 2 ed i 3 miliardi di euro – che secondo Russo dovrebbe rappresentare un modo per convincere le multinazionali ad avere una stabile organizzazione in un paese, perché verrebbe applicata solo quando non c’è tale requisito.